18 ottobre 2017

 
Voto di Povertà

Il primo sinonimo della beatitudine evangelica che il Voto di Povertà ci permette di vivere è libertà: cuore libero da ogni cupidigia, da ogni desiderio personale, da ogni timore. Povertà che significa non possedere nulla e non avere l’affanno per i beni materiali perché con il Voto ci siamo abbandonate alla divina Provvidenza: è fiducia in Dio che si prende cura di noi attraverso i nostri Superiori e la Comunità. Non vogliamo cercare nulla fuori di Dio, nulla di ciò che la Comunità non dà in quel momento.

La vita in comune, che estirpa totalmente il vizio di proprietà, è garanzia della nostra povertà. Vogliamo seguire il modello della prima Comunità cristiana: l’unica nostra ricchezza è Cristo, la Sua presenza in mezzo a noi, il Suo Amore.

Voto di Povertà

La Povertà è affettiva ed effettiva: affettiva perché è distacco prima di tutto da noi stessi, dalla nostra volontà, sapendo scorgere in ogni situazione la presenza di Dio; effettiva perché all’atto della Professione ci siamo spogliate di tutto, non potendo più disporre di nulla se non con il permesso dei Superiori. Usiamo dei beni di questo mondo per la nostra vita materiale e per l’apostolato, ma con il cuore totalmente libero di chi sa che i beni sono solo mezzi, fidandoci di ciò che la Comunità ci provvederà giorno dopo giorno.

Voto di Povertà

Ciò comporterà anche la confidenza e la semplicità con cui domandare ciò di cui si ha bisogno, come tutti i veri poveri, che possiedono la beatitudine della Povertà.

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